Day 11 La Rochelle-Gran Canaria

Un commento di Alberto Bona

Mentre Ambrogio avanza sempre in sesta posizione, con un buon distacco dal settimo, lasciandosi dietro alcuni pogo3 e molti proto, i primi due “proto” (Ian Lipinski e Arthur Léopold-Léger, rispettivamente primo e secondo, con solo 113 secondi di distanza uno dall’altro) hanno tagliato la linea di arrivo questa sera e pochi minuti fa è arrivato anche il primo dei “serie”, lo svizzero Valentin Gautier.

Abbiamo sentito per telefono Alberto Bona, di stanza a Lorient dove sta ultimando insieme al compagno d’avventura Andrea Fantini, gli ultimissimi preparativi prima della partenza della Jacques Vabre con il Class 40 Enel Green Power. Bona è uno dei più promettenti navigatori solitari italiani, con due Mini-Transat all’attivo di cui una nel 2013 conclusa in quinta posizione fra le barche di serie ovvero uno dei risultati migliori di sempre.

Ciao Alberto, rifaresti un’altra Mini-Transat?

No, direi di no. Sono contento di averne fatte due e ho imparato tantissime cose, anche e soprattutto nel 2015 quando ho sbagliato un sacco di cose. La Mini-Transat è una regata veramente estrema, ci si mette un po’ per riprendersi. Però è una sensazione davvero estrema, come una droga. Lavori mesi praticamente da solo e prima di partire sei già stanco, poi fai 4000 miglia, arrivi dall’altra parte e… sei davvero cottissimo. Questo per dire che gli italiani non capiscono bene quanto sia dura questa corsa, che è un’impresa già prima di partire… I francesi sono abituati, si allenano di più, e soprattutto per loro c’è una cultura condivisa. Da noi invece nessuno si parla, non c’è un passaggio di esperienze, cade tutto nel vuoto. Da noi in Italia è impensabile condividere delle esperienze.

Conta più l’istinto o il ragionamento in questa regata?

Le informazioni sulla meteo che ti mandano via radio sono poche ma sufficienti per capire i centri d’azione, l’alta e la bassa pressione, le dorsali, le zone di vento. E poi ti danno le distanze dai tuoi avversari e anche da quelle riesci a capire molte cose e fare delle ipotesi. Quindi direi che assolutamente conta molto la strategia.

Come giudichi questa prima tappa della Mini-Transat e la performance di Ambrogio?

E’ stata una tappa poco estrema per le condizioni, ma molto stressante per il poco vento. Arriveranno cotti come dei birilli (ride!). Ambrogio ha fatto un’ottima regata, ora è tutto un terno al lotto. Stare più Ovest, stare più a Est? Lui è rimasto sempre molto in mezzo e secondo me ha fatto bene, questa sua tattica di non spostarsi troppo dall’ortodromica e di non fare scelte azzardate ha pagato. E’ stata comunque una regata strana: molti serie arriveranno prima di moltissimi proto. Già ora mentre parliamo il primo dei serie è arrivato e prima di lui solo i primi due proto… quindi una regata strana, con tanti elastici, tanti tira e molla.