“E’ stata una regata bellissima, molto faticosa, ma con Tanguy c’è stato un ritmo incredibile, non abbiamo mai mollato! Sapevamo che eravamo lì per vincere e ce l’abbiamo fatta. Credo che questa vittoria sia dovuta al 50 % al mio co-skipper che è davvero un fuoriclasse e con la sua esperienza da “figarista” ha le idee molto chiare… non guarda cosa fanno gli altri, ma capisce al volo la rotta e sa come farla al meglio; il 30 % alla barca che va davvero alla grande, le vele sono perfette e insomma l’abbiamo tirata a lucido e il resto… be’…merito mio!”, commenta così Ambrogio il suo primo “Mini Fasnet” vinto. Ricordiamo che è la prima volta che un italiano vince il Mini Fastnet e la prima volta che un italiano fa la tripletta (Min en Mai, MAP e Mini Fastnet). Prima di lui lo ha fatto solo Damien Cloarec nel 2014. A questo punto Bogi oltre a essere primo nella classifica del campionato francese in solitario (Championnat de France Promotion Course au Large en Solitarie), titolo che finora tra gli italiani ha vinto soltanto Giancarlo Pedote, ma tra i proto, è anche primo nel Ranking internazionale 2018 della Classe Mini 6.50, categoria serie. Ambrogio entra così, a tutti gli effetti, nella storia dei mini!! E alla grande!

Il racconto della regata:

“Siamo partiti bene, ma non benissimo. Uscire dalla baia di  Douarnenez è sempre molto complicato. Abbiamo passato il Chenal du Four in terza posizione, poi quando abbiamo iniziato a poggiare siamo andati più forte del resto della flotta e siamo passati in testa. A Wolf Rock, in Cornovaglia è stato un gran casino. Come previsto c’era tantissima corrente e zero vento, quindi tutto il mondo si è arenato, eravamo incollati uno all’altro…. (A questa edizione del Mini Fastnet erano 69 i partecipanti, tra cui 51 barche di serie, ndr). Alla fine però abbiamo fatto un bordo verso l’Inghilterra che ha pagato tantissimo. Da qui in poi siamo rimasti sempre davanti, a parte a un certo punto quando abbiamo preso un’alga nella chiglia e allora Clarisse (Cremer, ndr) e Erwan (Le Draoulec, ndr) ci hanno superato. Ma per poco! Dal Fastnet in poi è stata tutta di bolina, un freddo cane, sempre bagnati fradici, una bella faticaccia. Come se non bastasse, durante la discesa verso Douarnenez, di notte, si è rotto il sensore del vento sull’albero e da lì in poi siamo andati alla cieca, senza sapere quanti nodi c’erano né nulla. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta, soltanto di due o tre minuti ma ce l’abbiamo fatta!”.

Forza Bogi!!!

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